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Il Carnevale

Il Carnevale (www.viareggio.ilcarnevale.com)

Storia - La storia del Carnevale di Viareggio ebbe inizio nel lontano 1873 quando un gruppo di giovani borghesi decise di mascherarsi e sfilare su carrozze addobbate di fiori in segno di protesta contro gli alti tributi pretesi dall’amministrazione. Nato nel segno della satira e dello sberleffo nei confronti delle autorità fu subito accettato dalla cittadinanza che negli anni seguenti iniziò a partecipare attivamente alla sfilata riconducendolo nel più tradizionale solco carnascialesco utilizzato per esorcizzare le paure e i problemi della società.
Sul finire dell’800 sfilavano già i primi rudimentali carri di carnevale che, costruiti in legno da alcuni maestri d’ascia dei rinomati cantieri navali viareggini, erano sostanzialmente statici e molto più piccoli degli attuali (la rigidità e il peso del materiale di costruzione limitava molto la fantasia e l’estro dei costruttori).
Interrotto dalla Prima Guerra Mondiale il Carnevale di Viareggio riprese subito dopo con rinnovato vigore. Gli anni fra i due conflitti furono senza dubbio i più ricchi di novità: 1921, fu scritta la prima canzone dedicata a questo evento (“Sulla coppa di champagne”); 1925, fu introdotto come materiale di costruzione la cartapesta (leggera e versatile) che rese possibile la realizzazione di carri sempre più grandi e ricchi di movimento; 1930, fu creato Burlamacco, maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio.
Nemmeno i sei anni di interruzione dovuti alla Seconda Guerra Mondiale riuscirono a fiaccare lo spirito carnevalesco della città tanto che nel 1946 le sfilate ripresero in segno di speranza e voglia di ricominciare. La consacrazione vera e propria del Carnevale di Viareggio giunse però nel 1954 con l’arrivo della TV e della diretta nazionale che portò questo meraviglioso spettacolo nelle case di tutti gli italiani.

Oggi - La metamorfosi in una maschera, la libertà dell’animo, un indimenticabile tramonto, un momento di spensierata leggerezza, una concessione alla fantasia, ecco cos’è il Carnevale di Viareggio. L’animo irriverente, scanzonato e libertino dei viareggini implode in un punto del tempo e dello spazio deflagrando in schegge di colori, musica e danze. È un momento introspettivo, catartico, una tela sulla quale ogni partecipante dà la propria pennellata, e non ci sono regole, non c’è uno stile o un vincolo, c’è solo la voglia di divertirsi, di lasciarsi stupire.
(Direte voi: che barba. Basta metafore! Basta discorsi poetici!! Vogliamo notizie sul Carnevale!!!)
Bene, torniamo ai fatti. Il Carnevale di Viareggio è una festa che coinvolge tutti i cittadini e che trova il suo compimento negli splendidi corsi mascherati che si tengono sui due viali paralleli situati sul lungomare della città. Su un “anello” di circa tre chilometri si riversano ogni domenica decine di migliaia di persone giunte da ogni parte del mondo per ammirare la magnifica sfilata e le opere in cartapesta: 11 carri di prima categoria, 6 carri di seconda categoria, 10 maschere di gruppo, 7 maschere isolate e numerose bande musicali. Con una mole che può superare anche i 20 metri d’altezza e una base che raggiunge i 10 metri per 15, queste costruzioni sono paragonabili a veri e propri palcoscenici viaggianti animati da decine di persone in maschera che ballano e lanciano coriandoli. I soggetti sono sempre i più vari e vanno dalla satira politica all’ambiente all’attualità e ai fenomeni di costume. È un tripudio di coriandoli e musica, di colori e fantasia. Tutti gli addetti ai lavori vedono svanire nell’arco di un mese le illusioni e le fatiche di un anno di preparativi e di lavoro. Ma non c’è soddisfazione più grande per loro che partecipare a questa parata e leggere sulle facce di bambini e adulti la gioia e lo stupore dell’attimo che fugge (Direte voi: nooo!!! Aiuto, ora ricomincia coi soliti discorsi! Contegno, posso farcela: come avrete compreso dalla struggente prosa sono di Viareggio, ma non ditelo ai padroni del sito; sapete, qui siamo a Forte dei Marmi)*.
L’ultimo corso mascherato prende il via verso le ore 17,00 (i primi iniziano alle 15,00) ma l’attesa per questo “imperdonabile” ritardo è ripagata con gli interessi ai partecipanti verso le ore 19,00-19,30. Siamo alla cerimonia conclusiva del Carnevale, alla lettura dei verdetti che decreteranno il carro più bello, al triste momento dell’ammaina bandiera ma soprattutto al momento di un indimenticabile spettacolo pirotecnico. Per circa mezz’ora adulti e bambini con le teste rivolte al cielo si dimenticano del resto del mondo perdendosi con lo sguardo in un susseguirsi di esplosioni iridescenti, di fiori colorati e di maestose cascate dorate.
In realtà il Carnevale di Viareggio non si esaurisce solo nei corsi domenicali. È una manifestazione veramente imponente che conta moltissimi eventi collaterali anche di grandissima importanza (torneo mondiale giovanile di calcio Coppa Carnevale, meeting internazionale giovanile di nuoto, torneo internazionale di hockey su prato, torneo nazionale di burraco).
Ricordiamo senza dubbio le feste rionali che vengono organizzate durante i fine settimana e sono ospitate a turno nelle strade dei vari rioni della città. In queste serate la gente scende in strada in maschera per gustare i piatti serviti nei vari stand gastronomici e per danzare al ritmo dei numerosi complessi musicali dispersi lungo il percorso del rione.
Ricordiamo infine (anche se l’elenco non terminerebbe qui) la miriade di veglioni organizzati nei locali della zona e le divertentissime rappresentazioni in vernacolo viareggino (canzonette) che si tengono presso il Teatro Politeama.
Finita? Non ancora: per tutti coloro che non potessero partecipare ai corsi invernali ma volessero comunque assaporare l’atmosfera carnevalesca a partire dal 2011 la Fondazione Carnevale ha deciso di organizzare anche delle date estive supplementari per permettere ai turisti balneari di ammirare i magnifici carri allegorici.

*La direzione, con la pubblicazione di questo pezzo in perfetto spirito carnevalesco, tiene a rassicurare la spettabile clientela che non è stato fatto alcun male all’avventato scrittore, reo di essersi dimenticato che lui, come (per sua fortuna) parte della proprietà, è solo per metà viareggino.

La Direzione



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